domenica 12 agosto 2012

Annie Vivanti - NAJA TRIPUDIANS - Mondadori 1970 - £ 500


Tra le singolarità letterarie che l'estro del momento e la cospiqua riserva cartacea a disposizione mi consente, non poteva mancare Annie Vivanti, nata a Londra nel 1866 dove il padre Anselmo, patriota e garibaldino, aveva trovato rifugio dopo i moti del 1851; imparò prima dell'italiano l'inglese e il tedesco della madre Anna Lindau.

Nel 1889 la Vivanti si presentò a Carducci con un biglietto così concepito:

Audaces fortuna iuvat
Se l'aiuto è in proporzione all'audacia, Voi Signore, che oggi per me rappresentate la fortuna, mi sarete benigno. Sono donna, ho vent'anni, e vengo da lontano assai onde vederVi. Non sono italiana, ma profonda ammiratrice del Vostro linguaggio e di Voi, il più forte dei suoi poeti. Sventura vuole che io scriva versi; e quell'unica frase di latino ch'io conosco mi ispira la temerarietà di mandarVene. Ora: o li getterete via senza leggerli (e sarà male!) o li leggerete e poi li getterete via (e sarà peggio) o leggerete due versi - ed a me permetterete di vederVi. Se ciò fosse, debbo venir io da Voi? o vorrete onorarmi di una Vostra visita qui? E quando? Con grande stima ed ammirazione.
                                                                                         Annie Vivanti

Carducci cercò di sottrarsi sia all'incontro che al giudizio, accampando scuse legate ai numerosi impegni, ma la Viviani più esperta in mondanità e spirito lo prese in parola dicendosi disposta ad aspettare come Esaù che attese 14 anni per giungere alla dubbia felicità di sposare la figlia del vecchio Giacobbe

Ora per poter salutar Voi, credo d'esser io più giustificata ad attendere (fosse anche altrettanto tempo!) che non lo fosse lo sposo di Rebecca. Ed attenderò.

Nella schermaglia  la determinazione della giovane  poetessa ebbe naturalmente la meglio e Carducci non solo corresse i suoi versi e la incontrò, ma scrisse la prefazione al primo volume di versi Lyrica, la presentò alla Regina che l'intrattenne, insieme furono a trovare Verdi; la frequentò tanto da eccitare la fantasia nel paese che si produsse in infiniti  pettegolezzi su una loro presunta relazione.

Tra i primi versi che la Viviani inviò a Carducci c'è questa filastrocca, intitolata Ego, che è una biografia e un autoritratto esemplare:

Il Mondo ha spalancato i suoi mille occhi
E chi sei tu? mi grida: e cosa fai?
Dimmi la fede tua, l'età, la patria,
Che cerchi, donde vieni e dove vai!

Del mio paese chiedi? Io ti rispondo
Non ho paese: è mia tutta la terra!
La patria mia qual'è? Mamma è tedesca,
Babbo italiano, io nacqui in Inghilterra

E quale la mia fede? Io vado a messa;
La musica mi edifica e ricrea:
Ma sono battezzata protestante,
Di nome e di profilo sono ebrea.

Chiedi dell'età mia? quasi vent'anni.
E quale la mia meta? Ancor l'ignoro.
Che cerco? Nulla, attendo il mio destino.
E rido e canto e piango e m'innamoro.

Questo romanzo scritto nel 1921, è fra le opere più vive della Viviani. Naja Tripudians è un cobra pieno di meravigliosa grazia che nasconde un veleno mortale.  Simile a quello stesso che subdolamente si respira tra lo sfarzo elegante dell'aristocrazia, corrotta e decadente, che attrae, abbagliandole con lo sfarzo e il lusso, due giovannissime fanciulle per corromperne l'innocente bellezza.

Gli ultimi anni della Viviani furono tristissimi, così li descrive Pietro Pancrazi:

Qusta donna e scrittrice che era per due volte comparsa con tanto estro e spicco nella vita italiana, ne fu poi improvvisamente addirittura bandita. Durante la guerra, perché suddita inglese ed ebrea la Vivanti fu costretta a lasciare Torino dove aveva la casa e gli amici, e a rifugiarsi confinata in Arezzo. Qui nel 1941 le giunse notizia che erano morti a Londra sotto un bombardamento la figlia Vivien e il marito Richard Young. L'anno dopo anche Annie Vivanti moriva in Torino il 20 febbraio 1942; e, dalla censura di allora, ai tanti memori amici che aveva, artisti, scrittori e giornalisti, non fu concesso farne pubblico ricordo. Tutti e tutto sparito.