lunedì 20 agosto 2012

Giorgio Bocca PALMIRO TOGLIATTI - Editori Laterza 1973 - £ 45.000


  
 Sono passati 48 anni dalla morte di Palmiro Togliatti a Yalta, due generazioni di italiani sono nate e cresciute nel frattempo avendone solo sentito parlare, senza averne percepito la grande autorità e il prestigio che riscuoteva anche tra gli avversari politici. In occasione di questo anniversario mi sembra utile presentare questa bella, esauriente e niente affatto partigiana biografia di Giorgio Bocca che, come è noto, non aveva peli sulla lingua e nessuna simpatia per i comunisti.

Palmiro Togliatti è ricordato come uomo freddo, scostante, che portava occhiali da professore, parlava con voce nasale, un intellettuale avaro nei sentimenti, un politico scaltro che conosceva la langue russe, cinico. Resta allora da spiegare perché l'Italia proletaria fu pronta all'insurrezione armata quando si attentò alla sua vita, e perché milioni di italiani di ogni ceto ebbero il sentimento, nel giorno della sua morte, che con lui se ne andava uno dei padri della Repubblica e, comunque, uno di cui si era debitori di mutamenti importanti.

Per gli italiani e per il mondo, quei funerali rimangono come la rivelazione di un rapporto umano e politico che sfugge ad una definizione esauriente, ma che conferma il ruolo storico del personaggio. Quegli incredibili funerali! Un milione di persone al seguito del feretro, gente arrivata da ogni parte d'Italia, comunisti e non comunisti, gente che ha preso il primo treno, il primo aereo per vederlo l'ultima volta nella camera ardente dove montano la guardia d'onore i grandi del comunismo mondiale, da Leonid Brežnev a Dolores Ibarruri e dove giungono i messaggi di cordoglio di tutti i partiti operai che piangono in lui il grande dirigente.

Un milione di persone dietro il feretro e altre centinaia di migliaia lungo il percorso da via delle Botteghe Oscure, dove è la direzione comunista, per piazza Venezia, via dei Fori Imperiali, via Cavour, fino a S.Giovanni, che salutano con il pugno chiuso o chinando il capo, o segnandosi con la croce, donne e uomini in lacrime come se piangessero un loro padre. Ma l'uomo che è morto non è colui che ha sempre ritenuto la politica cosa troppo importante per lasciarla fare alla gente semplice? Eppure in piazza S.Giovanni la folla sta per sommergere il palco su cui Longo, dinanzi al feretro, pronuncia l'orazione funebre e Brežnev dirà ai compagni del Comitato centrale di non aver mai visto una tale commozione popolare.

Parlano anche Ferruccio Parri, Umberto Terracini, Fernando Santi, Francesco De Martino, uomini politici da lui trattati con durezza, con ironia, con sufficienza; eppure c'é della sincerità nel loro cordoglio. Che cosa è che essi e gli italiani piangono in quell'uomo? Perché i più grandi e alteri capi del movimento comunista, da Stalin a Mao, da Totskij a Dimitrov, lo hanno ascoltato, ne hanno seguito i consigli e comunque lo hanno rispettato?
Queste sono le domande a cui Giorgio Bocca cerca di rispondere, nella bella e completa biografia di Palmiro Togliatti, effigiato nella sopracopertina da un disegno eseguito da Bucharin nel 1928, per dire il personaggio.

 Il 21 agosto del 1964, eravamo in casa a festeggiare il quarto anno di mio figlio, quando un invitato entrando mi disse che Togliatti era morto. L'Unità quella mattina aveva riportato la notizia che era stato sottoposto ad un intervento chirurgico.Il giorno dopo così titolavano l'Unità e Paese Sera:





















Andai in via delle Botteghe Oscure e per la prima volta entrai nel Bottegone, come veniva chiamato affettuosamente dai compagni e con livore dagli avversari, il palazzone rosso d'angolo, a ridosso di piazza Venezia.

 Al centro dell'androne, inventato da Giò Pomodoro, una stella d'oro a cinque punte incassata nell'opus incerto del pavimento (*) il feretro coperto dal tricolore, ai quattro lati come impietriti, quattro compagni a turno montavano la guardia d'onore; si davano il cambio dirigenti di partito, delegazioni operaie, delegazioni di partito straniere.

Con la mia piccola Ferrania scattai queste foto.




















E' passato quasi mezzo secolo da allora ed è difficile dire che le cose nel frattempo  siano migliorate: non c'è più il PCI e l'URSS,  tutto il blocco comunista è scomparso, il mondo non è più diviso da blocchi politico-militare contrapposti, ma lo sfruttamento dell'uomo sull'uomo non è stato sconfitto, di guerre cruente ce ne sono state ancora, il divario tra paesi poveri e paesi ricchi si è accentuato,  il capitalismo ha stravinto ed ha imposto una globalizzazione economica dissennata che rischia ora, di schiacciare anche paesi democratici  che si ritenevano sicuri delle loro economie.

Il futuro è incerto e  l'umanità non sembra più in grado di credere che possa, un giorno, brillare  il sol dell'avvenire. Amen.







* Miriam Mafai "Botteghe Oscure, addio"