giovedì 30 agosto 2012

IL BACIO DELLA DONNA RAGNO di Manuel Puig - Einaudi (1978)




Questo è uno di quei casi in cui la visione del film ha preceduto la lettura del romanzo e, come accade di solito, il romanzo, nel confronto, è risultato migliore del film, nonostante la buona fattura del film, la bravura degli interpreti, il bravo W.Hart (Oscar e Prix a Cannes), Sonia Braga (Golden Globe) e la regia di Hector Babenco candidato all'Oscar, ma la giuria gli preferì Sidney Pollack per La mia Africa.

Questo ritornello del testo che è spesso migliore della versione filmica, è una vecchia querelle che ha a che fare con il piacere della lettura, la fantasia di chi legge e che ricostruisce senza alcuna mediazione l'intera storia.  Ma chi è Manuel Puig?


Manuel Puig (1932-1990) argentino, dopo la laurea visse a lungo a Roma dove seguì dei corsi al Centro Sperimentale di Cinematografia con C.Zavattini, sognando di scrivere per il cinema e poi a New York dove approfondì la conoscenza delle sue stelle preferite: Greta Garbo, Marlene Dietrich e Rita Hayworth.

Della passione di Puig  per il mito di Rita Hayworth troviamo conferma nel titolo del suo primo libro  Il tradimento di Rita Hayworth (1968) un intenso, moderno romanzo, dove il giovane protagonista Toto, grande collezionista di ritagli degli annunci dei film che si propiettano,  scopre il sesso e il mondo degli adulti attraverso i miti del cinema holliwoodiano.

Un libro che mi ha confermato, insieme agli altri letti, Una frase, un rigo appena del 1969 e Fattaccio a Buenos Aires del 1973, come - dopo il dirompente periodo della beat-generation nordamericano - tutte le invenzioni narrative provengano ormai solo dal Sud delle americhe e come Puig riesca ad includere linguaggi e forme diverse di narrazione, senza che mai la sperimentazione risulti fine a se stessa. 


Se Il bacio della donna ragno, grazie sopratutto al film passato più volte anche in TV, è storia troppo nota per  invogliare alla lettura, lo raccomandiano per sua forma narrativa che dovrebbe sicuramente risultare allettante.
Manuel Puig, che ha vissuta gran parte della sua breve esistenza lontano dall'Argentina, ha molto sofferto l'indifferenza quando non l'ostilità della critica del suo paese, come si evince leggendo la bellissima intervista del 1988 rilasciata a Rosa Montero, giornalista del El Pais Semanal -"Un caracol sin cocha".

Manuel Puig pertenece a ese tipo de personas que, cuando sonríen, parece que llevan el corazón entre los labios. 
Pocas veces he conocido personas que aparentaran una sinceridad tan despojada de cosmética.
Y así, cuando ríe, se parece asombrosamente a Tyrone Power, a un satinado galán de cine mudo, Valentino disfrazado de jeque árabe en apoteosis de palmeras de cartón piedra.


L'intervista completa all'indirizzo:
                 http://www.manuelpuig.blogspot.it/2008/11/un-carracol-sin-concha.html