giovedì 31 ottobre 2013

Tommaso Landolfi - LA SPADA - Rizzoli 1976 - £ 3.000



Tommaso Landolfi (1908-1979), è stato uno dei più importanti scrittori del nostro novecento; benché poco noto al grosso pubblico, è autore fatto oggetto di molti studi in convegni e seminari, nazionali e internazionali, per dire dell'interesse che questo anomalo autore suscita in studiosi di tutto il mondo.

Laureatosi nel 1932 in lingua e Letteratura russa, ha tradotto Gogol',  Čechov, Puškin, Tolstoj e Dostoevskij. Autore teatrale, (il Landolfo VI di Benevento, poema drammatico in endecasillabi sciolti è l'opera più apprezzata da Landolfi), poeta, autore di fiabe, elzevirista, ma soprattutto scrittore con una grande padronanza della lingua italiana, che gli consente di giocarci a piacimento, con un uso disinvolto di termini desueti, e forme eleganti di linguaggio,  preziosismi al limite del barocco e invenzioni linguistiche, glossolalie, all'interno  del testo, tali da rendere la lettura si impegnativa, ma anche estremamente divertente.





Questa raccolta, che risale al 1942, contiene  sedici racconti alcuni fantastici, altri grotteschi, tutti esemplari del suo stile inimitabile di divertita leggerezza.


 
















Della sua nota passione per il gioco è testimonianza il racconto Lettera di un romantico sul gioco, che così inizia:

Caro Ignazio, il gioco, il gioco, si! E chi oserebbe rimproverarmelo? Tale vita è la mia! E' vero, le mie notti sono bruciate, le mie giornate chiuse al sole e agli scherzi dell'aria; esse anzi trascorrono nel torpore e nel sonno. Ebbene? Perisca l'invidioso sole e s'inabissi per sempre nei gurgiti dell'etere e un'estrema notte stenda su noi le sue ali. "Lodata sia l'eterna notte, lodato il sonno eterno": Ma non il sonno, la febbre notturna, le buie passioni che ci straziano e ci dannano, e fra queste la più ardente e la più cupa, la più sinistra e sacra, l'indomabile fuoco delle tenebre, il gioco, divino e infernale! Chi oserà biasimarmi per primo? E che ragione ho io di giustificarmi e addurre la mia misera vita? Ma fossi io pure il più grande dei grandi della terra e mi splendesse pure nel cuore una perenne primavera, fossi tranquillo e felice; ogni bene celeste e terreno vorrei ugualmente rinnegare e volentieri, anzi con disdegno, getterei ai piedi di quella cupa deità! Qui si decidono le alte sorti, qui l'uomo, non più solo, ma nella sua vera patria, fra mille altri trepidi esseri attende il tocco della mano che lo beneficherà o pronerà; qui non si finge creatore, non aspetta per tramite di mediocri ambasce la sua condanna o la sua grazia; qui egli, tutto creatura, sollecita, quasi calice di fiore aperto ai doni e alle offese del cielo, un immediato responso, pronto a rivoltarsi, pronto ad adorare, pronto (se è un uomo vero) ad adorare anche colpito. 



Puro divertimento il racconto dedicato al "celebre baritono Eugenio Montale" (il poeta aveva studiato effettivamente canto)"così grande è la sua modestia! Essa è anzi tale, che il Maestro fa ben poco caso della sua universal fama d'artista lirico e volentieri - ebbe egli medesimo a confessarmi - la cambierebbe con una più modesta nell'arengo delle patrie lettere: Debolezze d'uomini illustri!

Da: La melotecnica esposta al popolo
Cap. MCMLVIIII: Del peso e della consistenza delle note

Ciò che invece non tutti sanno è che le note emesse da gola umana hanno un proprio peso e una propria consistenza, più o meno apprezzabili secondo la velentia e la potenza dei cantanti, poco apprezzabili dunque o addirittura inapprezzabili nella maggior parte dei casi, notevoli tuttavia in alcuni e anzi notevolissimi e pericolosi, Si calcolò ad esempio, mediante appositi apparecchi, che un do di centro del celebre basso Maini pesasse 14 tonnellate in cifra tonda. Il peso delle voci tenorili e delle femminili in generale è in media assai più esiguo: i centri d'un Tamagno s'aggiravano fra le 3 e le 7 tonnellate al massimo. Una sola contralto, la celebre Publinska, raggiunse in un'emissione isolata le 10 tonn.  Il peso delle noti baritonali è in generale medio. Per fortuna le note sono dotate di grande elasticitàe rapidamente divengono fluide e s'espandono. Emesse nondimeno in determinate posizioni, possono conservare, anche a una certa distanza dalla bocca del cantore, una parte del loro peso e della loro compattezza originaria. (.........)
Cap. MCMLX: Del colore delle note

Del pari molti ignorano che le note emesse da gola umana hannoun loro proprio colore, diverso, s'intende secondo la loro altezza, intensità, giustezza. Tale colore non è però apprezzabile che in determinate condizioni, ove cioè nell'atmosfera si sia preventivamente provveduto a diffondere vapori di bario e di sodio (combinati giusta le indicazioni del Fibonacci) e a luce radente. Le note si presentano allora, in generale, come una sostanza gassoliquescente biancastra, dotata d'una vaga fluorescenza, inafferabile e non captabile in storta (e ciò vorrebbe confermare le osservazioni dell'appassionato di cui in fine al precedente capo).  (..........)

 Nel link qui sotto l'altro libro di Landolfi di cui si è occupato il blog:

 http://giorgio-illettoreimpenitente.blogspot.it/2012/01/tommaso-landolfi-racconto-dautunno.html